INAIL. MALATTIE AMIANTO CORRELATE E PRESTAZIONI PER MALATI E SUPERSTITI.

L’Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (www.inail.it) ha pubblicato on line un opuscolo informativo su “Quali sono e come funzionano le prestazioni in favore dei soggetti colpiti da malattie asbesto-correlate e dei loro superstiti

Ecco un estratto della relazione che potete scaricare qui.

<<Nel marzo 1992, con l’approvazione della legge n. 257, l’Italia è stata uno dei primi Paesi al mondo a vietare l’estrazione, l’importazione, la lavorazione, l’utilizzo, la commercializzazione e l’esportazione dell’amianto e dei prodotti che lo contengono. Sebbene la sua grave nocività per la salute sia accertata da tempo, però, un quarto di secolo dopo la “questione amianto” non può ancora essere considerata chiusa.

Per la sua resistenza al calore e la sua struttura fibrosa, infatti, questo materiale è stato largamente utilizzato per quasi 50 anni per la coibentazione di edifici, tetti e navi, come materiale da costruzione per l’edilizia – sotto forma di composito fibro-cementizio per fabbricare tegole, pavimenti, tubazioni, vernici e canne fumarie – ma anche per produrre indumenti e parti meccaniche. Di conseguenza oggi continua a essere presente in moltissimi edifici, macchinari e manufatti.

A rendere drammaticamente attuale il problema dell’amianto è anche il lungo periodo di latenza delle patologie a esso correlate, ovvero il tempo che intercorre tra la prima esposizione alla sostanza e la manifestazione della malattia, che nel caso del mesotelioma pleurico – uno dei tumori per cui è stata inequivocabilmente dimostrata una stretta correlazione con l’esposizione alle fibre di asbesto – può superare i 40 anni. L’inalazione delle sue sottilissime fibre può inoltre provocare l’asbestosi, una fibrosi polmonare progressiva, il carcinoma polmonare e altre tipologie di mesotelioma.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo le persone ancora esposte all’amianto nei luoghi di lavoro sono circa 125 milioni. Solo in Europa sono 15mila le morti asbesto-correlate che avvengono ogni anno e l’amianto è responsabile di circa la metà di tutti i decessi per cancro sviluppato sul posto di lavoro.

Purtroppo, in alcuni Paesi l’amianto viene ancora utilizzato, soprattutto nei materiali da costruzione e continua a essere prodotto ed esportato. Ma anche nei Paesi – come l’Italia – in cui l’amianto è stato messo al bando, a causa dell’uso massiccio che se ne è fatto in passato e della sua permanenza nell’ambiente, che richiede adeguate procedure di smaltimento, persiste l’esposizione della popolazione.

Al pesantissimo impatto sociale delle patologie asbesto-correlate si somma, inoltre, quello economico. Secondo stime recenti, infatti, nel nostro continente i decessi per mesotelioma costano più di 1,5 miliardi di euro all’anno.>>

Ameglia (La Spezia), brucia un capannone, "ricaduta fibre di amianto"

Schermata 2016-11-01 alle 10.24.39L’incendio di un capannone scoppiato stamani (31/10/2016 ndr) nella piana di Marinella, nel comune di Ameglia (La Spezia) ha provocato una “possibile ricaduta di fibre di amianto per un raggio di 1500 metri. Secondo l’Agenzia regionale per l’Ambiente durante la prima fase dell’incendio è “più probabile che siano state veicolate fibre d’amianto” che si trovavano nel tetto. Arpal ha inviato il rapporto sull’accaduto alla Asl spezzina. Interessati dal rischio amianto circa duemila abitanti delle frazioni dei comuni di Ameglia, Castelnuovo Magra, Ortonovo e Sarzana.

L’incendio del grande capannone adibito a fienile, divampato stamani poco prima delle 8, è stato circoscritto ed è in corso di spegnimento. La protezione civile ha confermato e ribadito le misure di autoprotezione diffuse in mattinata ai cittadini con un sms, consigliando di rimanere a casa con le finestre chiuse. Il rapporto Arpal, inviato alle Asl, sarà recapitato ai sindaci che adotteranno le precauzioni ritenute necessarie. ll comune di Carrara ha diramato un comunicato che recita: “Fino a questo momento dalle competenti autorità ed Enti della Liguria non sono giunte comunicazioni né ufficiali né ufficiose di possibili rischi per la salute pubblica del nostro territorio”.Il Comune di Ameglia ha diramato un messaggio telefonico ai 2700 numeri che normalmente vengono allertati in genere per le allerte meteo o le emergenze, per invitare la popolazione a ritirare i panni stesi, chiudere le finestre e non fare attività all’aria aperta.

Schermata 2016-11-01 alle 10.24.24L’assessore regionale alla protezione civile Giacomo Giampedrone è sul posto da questa mattina. Sono state sgomberate tutte le abitazioni nel giro di 1500 metri dal capannone, si tratta due abitazioni dove abitano quattro persone che al momento dell’incendio erano già fuori casa, visto che si tratta di casolari di campagna, sono pronte comunque le strutture ricettive per accogliere queste persone. Le scuole delle due frazioni di Ameglia più prossime alcapannone, a Fiumaretta e Bocca di Magra, resteranno chiuse mercoledì e fino a nuovo ordine. Nel frattempo è stata emessa l’ordinanza che dà prescrizioni alla popolazione per le prossime 48 ore: stare in casa, chidere le finestre e tenere gli animali al riparo. “Purtroppo Arpal e Asl ha registrato che ci possono essere state dispersioni _ dice Giampedrone _ e si possono ancora verificare, è necessario quindi tutelare l’incolumità pubblica”.

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Operai morti per l'amianto, condannati gli ex direttori di Fincantieri Palermo

Operai morti per l’amianto, condannati gli ex direttori di Fincantieri Palermo: sono ritenuti responsabili della morte di sette operai deceduti per asbestosi e mesotelioma pleurico in seguito all’inalazione delle fibre di amianto

Il giudice di Palermo Monica Sammartino ha condannato complessivamente a 24 anni e 6 mesi di carcere, per omicidio colposo, gli ex direttori di Fincantieri Palermo Giuseppe Cortesi, Antonio Cipponeri e Luciano Lemetti. Sono responsabili della morte di sette operai deceduti per asbestosi e mesotelioma pleurico in seguito all’inalazione delle fibre di amianto. Nello stabilimento, per anni, secondo l’accusa non sarebbero state adottate le misure di sicurezza minime per evitare il contatto diretto con l’amianto.

I tre imputati, che avrebbero dovuto vigilare sull’osservanza delle cautele imposte dalla legge per chi lavora a contatto con l’amianto, sono stati invece assolti dall’accusa di omicidio colposo relativa ad altri dieci decessi. Per 15 capi di imputazione di omicidio e lesioni colpose è stata invece dichiarata la prescrizione. A Cortesi sono stati inflitti 8 anni e 6 mesi, a Cipponeri 6 anni e 6 mesi e a Lemetti 9 anni e 6 mesi. Il giudice ha riconosciuto il risarcimento del danno, da liquidarsi in sede civile, alle parti civili costituite: i familiari di tre vittime, l’Inail e la Fiom, assistita dall’avvocato Fabio Lanfranca.

Il magistrato ha inoltre attribuito una provvisionale immediatamente esecutiva di 700mila euro all’Inail e somme tra i 120mila e i 65mila euro alle mogli e ai figli delle vittime che si sono costituiti parti civili. Si tratta del secondo processo celebrato a Palermo per l’amianto killer alla Fincantieri. A novembre del 2014 la Corte di Cassazione ha confermato le condanne dei tre dirigenti al primo dibattimento istruito nel capoluogo. Erano imputati della morte di 37 operai, uccisi anche loro dalle polveri di asbesto, e per la malattia sviluppata da altri 24 lavoratori.

Fonte: La Repubblica (Palermo)

APINonlus su Instagram. Segnala con una foto le strutture in amianto ancora esistenti.

Si comunica a tutti gli iscritti/utenti che possiedono un account instagram che da oggi l’associazione “Apin asbesto personal injury network” è anche su instagram.
Con l’utilizzo di questo Social network, l’associazione insieme agli utenti possono creare una banca dati di tutte le strutture in amianto esistenti in giro per il mondo sia grandi che piccole ed ancora non bonificate basterà fare la foto e postare con l’ hashtag la parola #apinonlus con l’indicazione, nei commenti, della data del ora e del luogo dove si trova la struttura.
Siamo sicuri che condividere parte del proprio tempo come potrebbe essere fare una foto per uno scopo sociale, sia la strada giusta da percorrere per consegnare ai nostri figli un mondo libero da amianto.

https://instagram.com/apinonlus/Watch movie online Get Out (2017)

Amianto :aspetti medico legali, risarcimento in Italia e negli USA. Monfalcone 2014. Servizio TGR

«Amianto: aspetti medico legali, risarcimento in Italia e negli Usa» è il titolo dell’iniziativa tenutasi  l’8 febbraio nella sala conferenze della biblioteca Comunale di via Ceriani, organizzato da Apin (Asbestos personal injury network) con il patrocinio del Comune di Monfalcone.
Il convegno ha visto il saluto del sindaco, Silvia Altran, a cui sono seguiti gli interventi. I relatori sono stati il presidente di Apin Onlus, Nicola Carabellese, il responsabile del dipartimento di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Azienda sanitaria Triestina, Valentino Patussi, che ha trattato de “Le patologie asbesto-correlate e l’esperienza dell’Ass 1 Triestina”, il giornalista del Piccolo Roberto Covaz,che ha affrontato invece il tema “L’esperienza dell’amianto e le sue dannose conseguenze”, e l’avvocato Pierpaolo Petruzzelli che si è soffermato sulla “Tutela civilistica del danneggiato negli Stati Uniti d’America e in Italia”.
A chiudere l’elenco dei relatori  Caterina Ajello, procuratore capo del Tribunale di Gorizia dove si è da poco concluso il primo maxi processo sulle morti d’amianto con la condanna degli imputati, cioè i dirigenti che si sono succeduti negli anni ai vertici del cantiere di Panzano, e Raffaele Guariniello, procuratore aggiunto presso la Procura di Torino, che ha istruito il processo contro i vertici dell’azienda Eternit per i morti di Casale Monferrato. Entrambi i magistrati hanno discusso de  “La configurazione dell’illecito penale”. A moderare i lavori  Guendalina Longo dell’Apin.

Cancro dal lavoro: INAIL risarcirà operaio della Bridgestone

C’è un nesso tra l’insorgere del tumore alla prostata che ha colpito un ex operaio della Bridgestone e l’esposizione al cadmio, una sostanza che viene utilizzata nel ciclo produttivo della gomma. La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi dalla sezione lavoro del Tribunale di Bari nella causa intentata dall’uomo nei confronti dell’Inail, chiamato in giudizio, non avendo riconosciuto l’origine professionale della malattia.

Non solo amianto, dunque. Dopo che numerose sentenze hanno da tempo riconosciuto un collegamento diretto tra l’esposizione alle micidiali fibre e l’insorgere di tumori soprattutto ai polmoni, il provvedimento è uno dei primi a stabilire che altri elementi del ciclo produttivo, come, appunto, il cadmio, potrebbero avere contribuito a determinare un’altra tipologia di tumore. In questo caso, appunto, un adenocarcinoma alla prostata.

Il cadmio – lo ricordiamo – è una sostanza chimica, un metallo utilizzato per produrre pigmenti, rivestimenti e stabilizzanti per materie plastiche. Nel maneggiare il cadmio e i suoi composti è importante lavorare sotto una cappa aspirante in modo da non inalarne i vapori. Una volta assorbito, si accumula nel fegato e nei reni. In questi organi può permanere anche per diversi anni prima di essere smaltito attraverso le urine.

Il giudice Assunta Napoliello, condividendo le conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio, ha dichiarato l’operaio in pensione affetto da malattia professionale e inabile al lavoro in modo permanente nella misura del 30%. E ha condannato l’Inail «a liquidare il danno biologico e a costituire la relativa rendita nella misura del 30%». L’Istituto di previdenza dovrà anche pagare le spese legali e quelle per la consulenza.

«È altamente probabile – scrive tra l’altro il giudice nella sentenza – che il tumore prostatico di cui è affetto il ricorrente sia da attribuire, sia pure quale concausa, all’attività lavorativa dallo stesso svolta». E ancora: «L’esposizione al cadmio – scrive il giudice, richiamando le conclusioni cui è giunto l’esperto cui sono stati delegati gli accertamenti tecnici – è avvenuta per una durata più che sufficiente per consentire lo sviluppo della della neoplasia maligna».

L’Inail riteneva che la malattia non avesse nulla a che fare con l’attività lavorativa dell’operaio. La domanda per il riconoscimento dell’invalidità fu così rigettata. Ma l’operaio, assistito dall’avvocato Pierpaolo Petruzzelli, non si è dato per vinto. Nel 2009 ha presentato un ricorso. Il processo davanti al Tribunale del lavoro si è concluso nei giorni scorsi con una sentenza che ha riconosciuto la sussistenza del nesso fra la malattia e il lavoro svolto per tutti quegli anni. L’uomo, ha stabilito il Tribunale, si è ammalato nello stabilimento dove ha lavorato per anni. Il riconoscimento della malattia professionale è «retrodatato» al gennaio 2007.

La sentenza non è definitiva. L’Inail potrebbe impugnare il provvedimento in appello come ha già fatto come ha già fatto avverso una recente sentenza di primo grado che ha riconosciuto un collegamento tra l’esposizione al «cadmio, leghe e composti» e l’insorgere di un tumore alla vescica. Intanto, però, il giudice ha condannato l’Istituto a corrispondere all’operaio in pensione l’indennità.

di Giovanni Longo

Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/cancro-dal-lavoro-nello-stabilimento-inail-condannata-no668565

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Lo smog uccide come l'amianto

Secondo lo IARC l’aria inquinata delle nostre città è “Sicuramente cancerogeno”. L’avvocato Petruzzelli: “I sindaci stiano attenti”

Che lo smog fosse pericoloso si sapeva già. che lo Oms lo avesse additato tra i fattori di rischio per la salute, è risaputo. Ma da ieri il concentrato di scarichi auto, industrie, discariche, insomma ciò che costituisce l’aria delle nostre città, è entrato nel poco lusinghiero olimpo delle sostanze cancerogene. Lo ha deliberato la Iarc, l’agenzia dell’Oms che si occupa di ricerca in ambito oncologico, che ha inserito l’inquinamento dell’aria nel gruppo numero 1, quello con le sostanze “sicuramente cancerogene”.

L’inquinamento dell’aria legato allo smog da traffico e ai fumi industriali è una causa di tumore ai polmoni ed è stato collegato al tumore della vescica. Il verdetto dello Iarc, organismo solitamente molto cauto, sta facendo il giro del mondo e la speranza – anche degli autori – è che favorisca l’adozione di politiche mirate. «L’aria che respiriamo è inquinata da una miscela di sostanze cancerogene – sottolinea Kurt Straif, capo della sezione Monografie Iarc, illustrando i risultati – Ora sappiamo che l’inquinamento dell’aria non rappresenta solo un rischio importante per la salute generale, ma è anche una causa principale di morte per cancro».

I dati più recenti suggeriscono che 233 mila morti per tumore ai polmoni siano state causate dall’inquinamento dell’aria nel mondo, solo nel 2010. La monografia Iarc evidenzia come i fumi dei motori diesel, i solventi, i metalli e le polveri che “affumicano” l’aria che respiriamo siano stati etichettati tutti come cancerogeni, ma questa è la prima volta che l’inquinamento dell’aria finisce nella lista nera.

Il Codacons sta per depositare al Tar Lazio un’azione collettiva di 1.400 residenti dei 50 comuni più inquinati d’Italia, per chiedere alle rispettive amministrazioni un indennizzo di 2.000 euro ciascuno per essere stati costretti a respirare aria malsana.

Ora che lo smog è fattore «certamente cancerogeno» secondo lo Iarc, è possibile sarà possibile citare per danni le amministrazioni? «Sì, in effetti adesso cambia lo scenario – ci risponde Pierpaolo Petruzzelli, avvocato specializzato in tematiche ambientali, amianto in primis – perchè al pari delle malattie contratte lavorando si potrà imputare ad esempio un tumore ai polmoni anche a chi è responsabile della salubrità dell’ambiente».
I sindaci, ad esempio?
Sì. Ora andrà identificata la dose minima di esposizione, individuato il limite, non è così immediato ma nelle città dove si sforano i limiti, e questo è certificato, ecco, lì potrà sorgere un profilo di responsabilità soggettiva. A questo punto serve una legge che disciplini la materia al fine anche di individuare i responsabili.
Avvocato, secondo lo Iarc lo smog fa insorgere prevalentemente tumori ai polmoni e alla vescica. Non potrebbe essere utilizzata questa argomentazione dagli avvocati di industriali e “inquinatori” per scrollarsi di dosso le resposabilità?
Beh, oramai la scienza medica sa dirci se un tumore ai polmoni è imputabile a una raffineria o allo smog.

 (Stefania Divertito)

Ragusa. Amianto: l’Asp presenta il programma di sorveglianza sanitaria per lavoratori ex esposti

Giovedì 3 aprile , presso la sala formazione del dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria provinciale di Ragusa, in via Aldo Licitra, 11 si è tenuto un incontro con le associazioni di categoria per la presentazione del Programma di Sorveglianza Sanitaria per i lavoratori ex esposti a cancerogeni, mutageni e a sostanze chimiche con effetti a lungo termine residenti nel territorio dell’ASP di Ragusa. Il programma, voluto dal direttore dello SPreSAL, Giuseppe Miceli, si propone una serie di interventi di prevenzione “secondaria” attraverso la sorveglianza sanitaria; in considerazione dei lunghi periodi di latenza che intercorrono tra l’esposizione e l’insorgenza della patologia. Si ricorda infatti che nel caso di mesotelioma la latenza media tra l’esposizione e l’insorgenza del tumore è di 40 anni.

“Al programma di sorveglianza sanitaria vi si potrà accedere” – fa presente il dott. Paolo Ravalli, dirigente U.O. prevenzione igienico sanitaria ed epidemiologia occupazionale Asp di Ragusa – “ previa richiesta in cui dovranno essere indicati i pregressi periodi lavorativi di esposizione a cancerogeni o mutageni o sostanze chimiche con effetto a lungo termine. Il programma per tutti gli iscritti inseriti prevedrà una visita medica di base, all’esito della quale, e sulla base dell’accertata esposizione significativa, un periodo di controlli successivi o ulteriori approfondimenti clinici specialistici”.

Presenti i sindacati e le varie associazioni di categoria esistenti sul territorio.

Presente anche l’APIN che, attraverso la dott.ssa Ninella Azzarelli, su espressa richiesta dei sodalizi di Pozzallo che rappresentano i marittimi, si è resa disponibile ad organizzare un incontro nella cittadina marinara per la presentazione del programma di sorveglianza.

“Riteniamo opportuno”- afferma la dott.ssa Azzarelli – “condurre un’opera di informazione e sensibilizzazione verso un progetto come questo, che mira ad un’attenta azione di prevenzione “ secondaria” e sorveglianza sulla salute dei lavoratori. Per i  marittimi , vittime inconsapevoli dei rischi connessi all’esposizione, essere ammessi a questo programma vuol dire poter contare su un controllo mirato che ci auguriamo possa contribuire a diminuire le stragi  silenziose consumate negli ultimi decenni”.

Aumento dell'accesso alla giustizia attraverso azioni collettive europee

Si è tenuta a Bruxelles nei giorni 12 e 13 novembre 2012 la conferenza internazionale dal titolo: “Aumento dell’accesso alla giustizia attraverso azioni collettive europee”
Nel suggestivo scenario della sede del Parlamento Europeo, alla presenza di un centinaio di tecnici del diritto provenienti dai più disparati angoli del globo, si è messa a confronto la realtà americana con quella dei singoli stati europei, analizzando e sviscerando le possibili azioni che il cittadino europeo, e quindi anche quello italiano può adottare per rivendicare i singoli diritti in forma collettiva.

Per l’APIN ha partecipato l’avv. Pierpaolo Petruzzelli.
Si è evidenziata la natura squisitamente democratica della cd Class Action. Si partecipa alla vita democratica attraverso la rivendicazione dei diritti in forma collettiva. È questo è un principio incontestabile, il punto è consentirlo in tutti gli stati europei in maniera omogenea, e quindi anche in Italia,dove vige dal 2009 una legge che consente le Class Action ma in forma decisamente limitata, e a tutela esclusivamente dei consumatori. Si fa strada in maniera ingombrante l’interrogativo se e come è possibile azionare Class Action per rivendicare i diritti umani. Ed è di questo che l’APIN si vuole fare carico, atteso lo specifico del ridetto Network di difendere il fondamentale diritto alla salute e dignità umana, cercando di coniugare detta esigenza anche sotto forma di azioni collettive anche ricorrendo, quando se ne ravvisano le condizioni, alla corte europea dei diritti dell’uomo.”