Napoli. Amianto ai Colli Aminei, sequestrato un manufatto.

Sequestrato un manufatto in zona Colli Aminei ricoperto  da lastre di amianto in evidente stato di abbandono.

Proseguono le attività di controllo e gli interventi della Polizia Municipale nel territorio Stella San Carlo.

Gli agenti del reparto operativo Stella hanno sottoposto a sequestro penale un manufatto in muratura di circa 80 metri quadri ricoperto da un tetto di lastre di amianto in evidente stato di abbandono situato all’interno di una vasta area adiacente al civico 12 di Viale degli Oleandri ai Colli Aminei.

All’interno del manufatto e nella zona antistante, ricoperta da fitta vegetazione, sono stati rinvenuti numerosi tubi di eternit occultati parzialmente nel terreno e parti di lastre di amianto di copertura del tetto cadute al suolo per deterioramento, abbandono e assenza di manutenzione.FOTO2

L’edificio è presente  su un area anch’essa sottoposta a sequestro per violazioni in materia di edilizia ed è posizionato nelle immediate vicinanze di altri fabbricati e di diverse abitazioni.

In seguito al sequestro della struttura e alla successiva comunicazione alla Autorità Giudiziaria, sarà cura dei proprietari, ai quali il manufatto  è stato affidato in custodia giudiziaria, predisporre idonei interventi per la messa in sicurezza del materiale pericoloso.

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"Un posto sicuro", un film racconta la tragedia dell'Eternit di Casale Monferrato

amianto asbesto casale un posto sicuro apinLa tragedia dell’Eternit di Casale Monferrato è diventato un film, “Un posto sicuro” di Francesco Ghiaccio, presentato oggi in anteprima nazionale nella città simbolo delle stragi da amianto, quella che ha pagato più di ogni altra in termine di vite umane e malattie. Domani si replica a Torino, dal 3 dicembre la pellicola approderà nelle sale. Alla proiezione casalese c’erano i familiari di alcune delle vittime. Tra questi la casalese Maria Ottone, 81 anni, che, tornata nella sua città da pensionata, ha visto morire, uccisi dal minerale killer, la cognata, il padre ed il fratello. “Abbiamo detto e letto talmente tanto in tutti questi anni – ha affermato la donna – che credo un film non aggiunga molto. E’ però bello, soprattutto nella seconda parte, quando il riscoperto rapporto tra padre e figlio diventa più forte della malattia. Purtroppo con la sentenza della Cassazione, prima della quale avevamo sperato tanto, abbiamo perso ma non molleremo comunque”. Maria Ottone è la miglior amica di Romana Blasotti Pavesi, 86 anni, l’anima dell’Afeva (Associazione familiari e vittime amianto), che non ha potuto partecipare all’anteprima perché malata.182103148-7a3f369e-2613-4e79-8eaf-5c01ef0ffd24

“Un posto sicuro”, del regista Francesco Ghiaccio, ha cominciato le riprese nei giorni successivi la controversa sentenza sulla Eternit e ha come principali interpreti Marco D’Amore, Giorgio Colangeli, Matilde Gioli; è prodotto da Indiana Production, La Piccola Società con Rai Cinema e Sky Cinema e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte. “Abbiamo cominciato proprio da Romana Blasotti Pavesi – spiega Ghiaccio – Lei che alle lacrime ha sostituito la determinazione per ottenere giustizia. Il film cerca di essere a quest’altezza, questo è quello che abbiamo ‘respirato’ a Casale. Una città che ha sposato pienamente in modo convinto il nostro progetto. Molti si sono identificati nel film perchè lo consideravano un’occasione di riscatto, soprattutto dopo la sentenza della Cassazione. Il nostro è, in particolare, il racconto di una rinascita: un risveglio iniziato più di trent’anni fa, quando i primi operai dissero ‘qua stiamo morendo tutti’. Per quanto difficile, anche per questa ragione è il nostro film di Natale, la più grande soddisfazione della mia vita”.

Fonte : La Repubblica

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Morti d'amianto all'Ilva, 27 condanne. "Fibre killer ancora nello stabilimento"

Morti d’amianto all’Ilva, 27 condanne. “Fibre killer ancora nello stabilimento”. Riva: “Lunedì diremo cosa sarà della fabbrica”

Pene per 189 anni ai vertici dell’allora Italsider e quelli che sono venuti dopo. “Sul futuro dello stabilimento decide il gruppo non la famiglia”, dice il figlio del patron scomparso al termine dell’incontro sul piano industriale. Landini: “Tempo scaduto, lo Stato valuti l’esproprio”

Lunedì si conoscerà il futuro dell’Ilva, dopo l’incontro di Milano tra il commissario Bondi e la famiglia Riva. Ma oggi a Taranto il tribunale ha condannato 27 ex dirigenti dell’Ilva (una assoluzione) per le morti causate dall’amianto e dalle altre sostanze cancerogene provenienti dallo stabilimento siderurgico. Le pene più alte sono state inflitte agli ex manager della vecchia Italsider pubblica alla quale subentrò il gruppo Riva. Tra questi, Giovanbattista Spallanzani, condannato a 9 anni.

Il giudice della II sezione penale del tribunale di Taranto Simone Orazio ha condannato in primo grado a complessivi 189 anni di carcere gli  imputati per disastro ambientale ed omicidio colposo. Le condanne vanno dai 4 ai 9 anni e mezzo, e hanno colpito gli ex manager e i direttori generali dello stabilimento siderurgico sia dell’era di gestione pubblica sia di quella privata (il gruppo riva acquistò l’acciaieria dallo Stato nel 1995). La pena più alta, 9 anni e mezzo, è andata al manager dell’era pubblica Sergio Noce, 9 anni al suo collega Spallanzani e 9 anni e 2 mesi ad Attilio Angelini, accusati di disastro ambientale e ventuno omicidi colposi, per la morte per mesiotelioma di operai venuti in contatto con fibre di amianto. Ad otto anni e mezzo sono stati condannati Pietro Nardi e Giorgio Zappa, ex dg di Finmeccanica. Fra gli imputati c’era anche il patron Emilio, morto il 30 aprile scorso, suo figlio Fabio Riva e l’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, entrambi condannati a sei anni di reclusione (e indagati nel procedimento per disastro ambientale in corso).

Secondo l’accusa l’amianto fu usato in maniera massiccia nello stabilimento siderurgico di Taranto, il più grande d’Europa, ed è ancora oggi la sostanza killer presente in alcuni impianti Ilva. Nel corso degli anni gli operai non furono formati ed informati sui rischi dell’amianto, non ricevettero sufficienti visite mediche e tutele per la loro salute entrando in contatto con la pericolosa sostanza che in molti caso ha causato malattie e morte. Il giudice ha stabilito una provvisionale nei confronti dell’Inail di circa 3,5 milioni di euro. “Un atto d’accusa durissimo anche per la politica – è il commento del leader dei Verdi, Angelo Bonelli – per una classe politica omissiva e silente”.

La notizia arriva poco dopo il termine dell’incontro milanese nella sede del siderurgico. “Senza un futuro per l’Ilva penso ci sia poco futuro per l’Italia nella siderurgia”. Lo dice Claudio Riva, uno dei figli di Emilio Riva il ‘re dell’acciaio’ scomparso di recente. Sul tavolo, il piano industriale e ambientale dello stabilimento. “Lunedì prossimo faremo avere al commissario la nostra posizione – ha detto – sicuramente è molto complicato”. Riva ha definito la riunione, “interessante e civile”. Ma non nasconde le difficoltà. Con il commissario “ci siamo scambiati le reciproche informazioni” ha aggiunto Riva lasciando la sede milanese dell’azienda insieme al cugino Cesare e a una delegazione di legali e consulenti (poco dopo è stato visto uscire anche l’avvocato Giuseppe Lombardi, che nella vicenda segue il commissario Bondi). “La famiglia è molto unita, ci vogliamo molto bene – ha aggiunto – ma il gruppo Riva è un gruppo industriale e di questa vicenda se ne occupa il gruppo e non la famiglia”.

La situazione non è facile. E’ “drammatica” e “il tempo è scaduto”. Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, chiede al governo “di discutere nei prossimi giorni cosa succede nello stabilimento” e di prendere in considerazione l’ipotesi di “forme di esproprio”. “Non è una posizione ideologica a favore di un ritorno alla proprietà pubblica – ha precisato Landini, aprendo i lavori dell’assemblea nazionale Rsu Fim, Fiom, Uilm sulla siderurgia – ma possiamo pensare ad un intervento diretto, anche transitorio, dello Stato”.

Dopo quelle dei giorni scorsi sollevate dal governatore Nichi Vendola che ha scritto al premier Matteo Renzi, inoltre, una nuova polemica oggi investe il commissario Bondi. Duro il direttore dell’agenzia regionale per l’Ambiente della Regione: “Il commissario mente sui dati dell’Arpa, non abbiamo mai sostenuto che non ci sia un legame tra inquinamento e morti come invece sostiene in una sua relazione”. Sotto accusa le parole del commissario che nei giorni scorsi, all’interno di un suo documento aveva negato sia la presenza di veleni a Taranto sia l’esistenza di un nesso causale fra l’inquinamento e l’incidenza dei tumori nello stabilimento.
Assennato in una nota definisce “destituita di fondamento l’affermazione contenuta nel rapporto del dottor Bondi secondo cui Arpa avrebbe escluso ogni nesso causale tra esposizione lavorativa e incidenza di tumori nei lavoratori del reparto officina/carpeteria dell’Ilva. Ciò sia perché Arpa non ha alcuna competenza in merito e non ha avuto comunque richieste specifiche di supporto sul problema, sia perché comunque il monitoraggio ambientale effettuato non può considerarsi adeguato ed esaustivo rispetto al problema”. Secondo Assennato, in effetti, rispetto all’incidenza dei tumori sarebbe necessario uno studio epidemiologico rigoroso della durata di almeno un anno e, pertanto, si spinge a ribadire che “le conclusioni del commissario Bondi che escludono  il nesso causale tra esposizione dei lavoratori e incidenza di tumori, essendo basate su evidenze non documentate, devono essere considerate  puramente autoreferenziali”.

Fonte: La repubblica

APINonlus su Instagram. Segnala con una foto le strutture in amianto ancora esistenti.

Si comunica a tutti gli iscritti/utenti che possiedono un account instagram che da oggi l’associazione “Apin asbesto personal injury network” è anche su instagram.
Con l’utilizzo di questo Social network, l’associazione insieme agli utenti possono creare una banca dati di tutte le strutture in amianto esistenti in giro per il mondo sia grandi che piccole ed ancora non bonificate basterà fare la foto e postare con l’ hashtag la parola #apinonlus con l’indicazione, nei commenti, della data del ora e del luogo dove si trova la struttura.
Siamo sicuri che condividere parte del proprio tempo come potrebbe essere fare una foto per uno scopo sociale, sia la strada giusta da percorrere per consegnare ai nostri figli un mondo libero da amianto.

https://instagram.com/apinonlus/Watch movie online Get Out (2017)

Amianto :aspetti medico legali, risarcimento in Italia e negli USA. Monfalcone 2014. Servizio TGR

«Amianto: aspetti medico legali, risarcimento in Italia e negli Usa» è il titolo dell’iniziativa tenutasi  l’8 febbraio nella sala conferenze della biblioteca Comunale di via Ceriani, organizzato da Apin (Asbestos personal injury network) con il patrocinio del Comune di Monfalcone.
Il convegno ha visto il saluto del sindaco, Silvia Altran, a cui sono seguiti gli interventi. I relatori sono stati il presidente di Apin Onlus, Nicola Carabellese, il responsabile del dipartimento di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Azienda sanitaria Triestina, Valentino Patussi, che ha trattato de “Le patologie asbesto-correlate e l’esperienza dell’Ass 1 Triestina”, il giornalista del Piccolo Roberto Covaz,che ha affrontato invece il tema “L’esperienza dell’amianto e le sue dannose conseguenze”, e l’avvocato Pierpaolo Petruzzelli che si è soffermato sulla “Tutela civilistica del danneggiato negli Stati Uniti d’America e in Italia”.
A chiudere l’elenco dei relatori  Caterina Ajello, procuratore capo del Tribunale di Gorizia dove si è da poco concluso il primo maxi processo sulle morti d’amianto con la condanna degli imputati, cioè i dirigenti che si sono succeduti negli anni ai vertici del cantiere di Panzano, e Raffaele Guariniello, procuratore aggiunto presso la Procura di Torino, che ha istruito il processo contro i vertici dell’azienda Eternit per i morti di Casale Monferrato. Entrambi i magistrati hanno discusso de  “La configurazione dell’illecito penale”. A moderare i lavori  Guendalina Longo dell’Apin.