Amianto :aspetti medico legali, risarcimento in Italia e negli USA. Monfalcone 2014. Servizio TGR

«Amianto: aspetti medico legali, risarcimento in Italia e negli Usa» è il titolo dell’iniziativa tenutasi  l’8 febbraio nella sala conferenze della biblioteca Comunale di via Ceriani, organizzato da Apin (Asbestos personal injury network) con il patrocinio del Comune di Monfalcone.
Il convegno ha visto il saluto del sindaco, Silvia Altran, a cui sono seguiti gli interventi. I relatori sono stati il presidente di Apin Onlus, Nicola Carabellese, il responsabile del dipartimento di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Azienda sanitaria Triestina, Valentino Patussi, che ha trattato de “Le patologie asbesto-correlate e l’esperienza dell’Ass 1 Triestina”, il giornalista del Piccolo Roberto Covaz,che ha affrontato invece il tema “L’esperienza dell’amianto e le sue dannose conseguenze”, e l’avvocato Pierpaolo Petruzzelli che si è soffermato sulla “Tutela civilistica del danneggiato negli Stati Uniti d’America e in Italia”.
A chiudere l’elenco dei relatori  Caterina Ajello, procuratore capo del Tribunale di Gorizia dove si è da poco concluso il primo maxi processo sulle morti d’amianto con la condanna degli imputati, cioè i dirigenti che si sono succeduti negli anni ai vertici del cantiere di Panzano, e Raffaele Guariniello, procuratore aggiunto presso la Procura di Torino, che ha istruito il processo contro i vertici dell’azienda Eternit per i morti di Casale Monferrato. Entrambi i magistrati hanno discusso de  “La configurazione dell’illecito penale”. A moderare i lavori  Guendalina Longo dell’Apin.

Pane e amianto. Girotondo di una città sopra un milione di vite


Presentazione del libro di Giuseppe Armenise

Il mito dell’amianto, minerale che tutto preserva per le sue caratteristiche indistruttibili, ha pervaso per oltre cinquant’anni il sogno industrialista dell’Italia che risorgeva dalle ceneri della seconda guerra mondiale. Dieci anni dopo la fine dell’era “mitica” dell’amianto, nel 1995 uno studente in procinto di laurearsi in geologia scopre che la Fibronit, la vecchia fabbrica di Bari abbandonata in mezzo alle case colpevolmente costruite tutt’intorno, è un’immensa discarica di rifiuti cancerogeni. Dalla denuncia nasce un lungo percorso di riscatto civile, ma soprattutto di ricerca personale. In tredici anni di storia, viaggiando tra Bari, Matera, Broni, Casale Monferrato, Torino, Lecco, Bergamo e Milano, si intrecciano le vicende professionali e umane di un gruppo di persone: Giuliano il giornalista, Nello il biondo, Pigi il baffo, Tore lo smilzo, Saverio il sornione, Roberto l’assessore e il protagonista, voce narrante. Esse vengono così chiamate quasi inconsapevolmente a stringere una catena di amicizia e di solidarietà volta a fare i conti con una città lontana, ostile e rassegnata. Una città che non vuole vedere i rischi ambientali e igienico-sanitari ai quali, se non si interverrà presto con una bonifica, almeno altre due generazioni saranno consegnate. Il mistero della Fibronit, alla fine, si svela solo grazie al senso della maternità e alla profondità del femminile. Sono madri, mogli, figlie e vedove delle vittime (quasi trecentocinquanta tra gli operai, ma a decine anche nella popolazione, tra coloro che non hanno mai lavorato nella Fibronit) a consentire di risalire alle tante verità inconfessate e crudeli che appartengono agli uomini della fabbrica dell’amianto. Sarà una donna, dopo dieci anni di rivendicazioni, delusioni, tradimenti, tentativi di corruzione, sequestri e processi penali, a riuscire finalmente nel compito di riscattare le attese frustrate dei protagonisti e a portare a compimento la bonifica.

fonte:poiesiseditrice

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Cancro dal lavoro: INAIL risarcirà operaio della Bridgestone

C’è un nesso tra l’insorgere del tumore alla prostata che ha colpito un ex operaio della Bridgestone e l’esposizione al cadmio, una sostanza che viene utilizzata nel ciclo produttivo della gomma. La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi dalla sezione lavoro del Tribunale di Bari nella causa intentata dall’uomo nei confronti dell’Inail, chiamato in giudizio, non avendo riconosciuto l’origine professionale della malattia.

Non solo amianto, dunque. Dopo che numerose sentenze hanno da tempo riconosciuto un collegamento diretto tra l’esposizione alle micidiali fibre e l’insorgere di tumori soprattutto ai polmoni, il provvedimento è uno dei primi a stabilire che altri elementi del ciclo produttivo, come, appunto, il cadmio, potrebbero avere contribuito a determinare un’altra tipologia di tumore. In questo caso, appunto, un adenocarcinoma alla prostata.

Il cadmio – lo ricordiamo – è una sostanza chimica, un metallo utilizzato per produrre pigmenti, rivestimenti e stabilizzanti per materie plastiche. Nel maneggiare il cadmio e i suoi composti è importante lavorare sotto una cappa aspirante in modo da non inalarne i vapori. Una volta assorbito, si accumula nel fegato e nei reni. In questi organi può permanere anche per diversi anni prima di essere smaltito attraverso le urine.

Il giudice Assunta Napoliello, condividendo le conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio, ha dichiarato l’operaio in pensione affetto da malattia professionale e inabile al lavoro in modo permanente nella misura del 30%. E ha condannato l’Inail «a liquidare il danno biologico e a costituire la relativa rendita nella misura del 30%». L’Istituto di previdenza dovrà anche pagare le spese legali e quelle per la consulenza.

«È altamente probabile – scrive tra l’altro il giudice nella sentenza – che il tumore prostatico di cui è affetto il ricorrente sia da attribuire, sia pure quale concausa, all’attività lavorativa dallo stesso svolta». E ancora: «L’esposizione al cadmio – scrive il giudice, richiamando le conclusioni cui è giunto l’esperto cui sono stati delegati gli accertamenti tecnici – è avvenuta per una durata più che sufficiente per consentire lo sviluppo della della neoplasia maligna».

L’Inail riteneva che la malattia non avesse nulla a che fare con l’attività lavorativa dell’operaio. La domanda per il riconoscimento dell’invalidità fu così rigettata. Ma l’operaio, assistito dall’avvocato Pierpaolo Petruzzelli, non si è dato per vinto. Nel 2009 ha presentato un ricorso. Il processo davanti al Tribunale del lavoro si è concluso nei giorni scorsi con una sentenza che ha riconosciuto la sussistenza del nesso fra la malattia e il lavoro svolto per tutti quegli anni. L’uomo, ha stabilito il Tribunale, si è ammalato nello stabilimento dove ha lavorato per anni. Il riconoscimento della malattia professionale è «retrodatato» al gennaio 2007.

La sentenza non è definitiva. L’Inail potrebbe impugnare il provvedimento in appello come ha già fatto come ha già fatto avverso una recente sentenza di primo grado che ha riconosciuto un collegamento tra l’esposizione al «cadmio, leghe e composti» e l’insorgere di un tumore alla vescica. Intanto, però, il giudice ha condannato l’Istituto a corrispondere all’operaio in pensione l’indennità.

di Giovanni Longo

Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/cancro-dal-lavoro-nello-stabilimento-inail-condannata-no668565

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Lo smog uccide come l'amianto

Secondo lo IARC l’aria inquinata delle nostre città è “Sicuramente cancerogeno”. L’avvocato Petruzzelli: “I sindaci stiano attenti”

Che lo smog fosse pericoloso si sapeva già. che lo Oms lo avesse additato tra i fattori di rischio per la salute, è risaputo. Ma da ieri il concentrato di scarichi auto, industrie, discariche, insomma ciò che costituisce l’aria delle nostre città, è entrato nel poco lusinghiero olimpo delle sostanze cancerogene. Lo ha deliberato la Iarc, l’agenzia dell’Oms che si occupa di ricerca in ambito oncologico, che ha inserito l’inquinamento dell’aria nel gruppo numero 1, quello con le sostanze “sicuramente cancerogene”.

L’inquinamento dell’aria legato allo smog da traffico e ai fumi industriali è una causa di tumore ai polmoni ed è stato collegato al tumore della vescica. Il verdetto dello Iarc, organismo solitamente molto cauto, sta facendo il giro del mondo e la speranza – anche degli autori – è che favorisca l’adozione di politiche mirate. «L’aria che respiriamo è inquinata da una miscela di sostanze cancerogene – sottolinea Kurt Straif, capo della sezione Monografie Iarc, illustrando i risultati – Ora sappiamo che l’inquinamento dell’aria non rappresenta solo un rischio importante per la salute generale, ma è anche una causa principale di morte per cancro».

I dati più recenti suggeriscono che 233 mila morti per tumore ai polmoni siano state causate dall’inquinamento dell’aria nel mondo, solo nel 2010. La monografia Iarc evidenzia come i fumi dei motori diesel, i solventi, i metalli e le polveri che “affumicano” l’aria che respiriamo siano stati etichettati tutti come cancerogeni, ma questa è la prima volta che l’inquinamento dell’aria finisce nella lista nera.

Il Codacons sta per depositare al Tar Lazio un’azione collettiva di 1.400 residenti dei 50 comuni più inquinati d’Italia, per chiedere alle rispettive amministrazioni un indennizzo di 2.000 euro ciascuno per essere stati costretti a respirare aria malsana.

Ora che lo smog è fattore «certamente cancerogeno» secondo lo Iarc, è possibile sarà possibile citare per danni le amministrazioni? «Sì, in effetti adesso cambia lo scenario – ci risponde Pierpaolo Petruzzelli, avvocato specializzato in tematiche ambientali, amianto in primis – perchè al pari delle malattie contratte lavorando si potrà imputare ad esempio un tumore ai polmoni anche a chi è responsabile della salubrità dell’ambiente».
I sindaci, ad esempio?
Sì. Ora andrà identificata la dose minima di esposizione, individuato il limite, non è così immediato ma nelle città dove si sforano i limiti, e questo è certificato, ecco, lì potrà sorgere un profilo di responsabilità soggettiva. A questo punto serve una legge che disciplini la materia al fine anche di individuare i responsabili.
Avvocato, secondo lo Iarc lo smog fa insorgere prevalentemente tumori ai polmoni e alla vescica. Non potrebbe essere utilizzata questa argomentazione dagli avvocati di industriali e “inquinatori” per scrollarsi di dosso le resposabilità?
Beh, oramai la scienza medica sa dirci se un tumore ai polmoni è imputabile a una raffineria o allo smog.

 (Stefania Divertito)

Ragusa. Amianto: l’Asp presenta il programma di sorveglianza sanitaria per lavoratori ex esposti

Giovedì 3 aprile , presso la sala formazione del dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria provinciale di Ragusa, in via Aldo Licitra, 11 si è tenuto un incontro con le associazioni di categoria per la presentazione del Programma di Sorveglianza Sanitaria per i lavoratori ex esposti a cancerogeni, mutageni e a sostanze chimiche con effetti a lungo termine residenti nel territorio dell’ASP di Ragusa. Il programma, voluto dal direttore dello SPreSAL, Giuseppe Miceli, si propone una serie di interventi di prevenzione “secondaria” attraverso la sorveglianza sanitaria; in considerazione dei lunghi periodi di latenza che intercorrono tra l’esposizione e l’insorgenza della patologia. Si ricorda infatti che nel caso di mesotelioma la latenza media tra l’esposizione e l’insorgenza del tumore è di 40 anni.

“Al programma di sorveglianza sanitaria vi si potrà accedere” – fa presente il dott. Paolo Ravalli, dirigente U.O. prevenzione igienico sanitaria ed epidemiologia occupazionale Asp di Ragusa – “ previa richiesta in cui dovranno essere indicati i pregressi periodi lavorativi di esposizione a cancerogeni o mutageni o sostanze chimiche con effetto a lungo termine. Il programma per tutti gli iscritti inseriti prevedrà una visita medica di base, all’esito della quale, e sulla base dell’accertata esposizione significativa, un periodo di controlli successivi o ulteriori approfondimenti clinici specialistici”.

Presenti i sindacati e le varie associazioni di categoria esistenti sul territorio.

Presente anche l’APIN che, attraverso la dott.ssa Ninella Azzarelli, su espressa richiesta dei sodalizi di Pozzallo che rappresentano i marittimi, si è resa disponibile ad organizzare un incontro nella cittadina marinara per la presentazione del programma di sorveglianza.

“Riteniamo opportuno”- afferma la dott.ssa Azzarelli – “condurre un’opera di informazione e sensibilizzazione verso un progetto come questo, che mira ad un’attenta azione di prevenzione “ secondaria” e sorveglianza sulla salute dei lavoratori. Per i  marittimi , vittime inconsapevoli dei rischi connessi all’esposizione, essere ammessi a questo programma vuol dire poter contare su un controllo mirato che ci auguriamo possa contribuire a diminuire le stragi  silenziose consumate negli ultimi decenni”.

Bridgestone,cadmio.Si ammalò in azienda. L'Inail deve risarcirlo.

BARI – Si è ammalato nello stabilimento dove ha lavorato per anni. Il nesso diretto tra l’esercizio di una delle mansioni svolte e l’insorgere di un tumore alla vescica, è stato accertato dal Tribunale di Bari sezione lavoro nella causa tra un ex dipendente della Bridgestone e l’Inail. E questa volta, l’amianto non c’entra. «Cadmio, leghe e composti». Sono questi gli elementi del ciclo produttivo che, secondo il giudice, hanno provocato la malattia di un operaio di 64 anni, di Modugno, prima addetto al reparto «camere» poi a quello «finiture» .

L’Inail riteneva che la malattia non avesse nulla a che fare con la sua attività lavorativa. La domanda per il riconoscimento dell’invalidità fu così rigettata. L’operaio, assistito dall’avvocato Pierpaolo Petruzzelli, non si è dato per vinto. Nel 2010 ha presentato un ricorso. Il processo davanti al Tribunale del Lavoro si è concluso nei giorni scorsi con una sentenza che ha riconosciuto la sussistenza del nesso «eziologico» fra la malattia e il lavoro svolto per tutti quegli anni. Non si tratta di una sentenza definitiva e l’Inail potrebbe impugnare il provvedimento in appello. Intanto, però, il giudice ha condannato l’istituto a corrispondere all’operaio in pensione l’indennità.

Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=587846&IDCategoria=1