Watch Below Her Mouth (2017) Full Movie Online Streaming Online and Download

Quality: HDTitle : Below Her MouthDirector : April Mullen.Release : 2017-02-10Language : English.Runtime : 92 min.Genre : Drama.Synopsis : Movie ‘Below Her Mouth’ was released in February 10, 2017 in genre Drama. Leggi tutto »

Ameglia (La Spezia), brucia un capannone, “ricaduta fibre di amianto”

L’incendio di un capannone scoppiato stamani (31/10/2016 ndr) nella piana di Marinella, nel comune di Ameglia (La Spezia) ha provocato una “possibile ricaduta di fibre di amianto per un raggio di 1500 Leggi tutto »

Napoli. Amianto ai Colli Aminei, sequestrato un manufatto.

Sequestrato un manufatto in zona Colli Aminei ricoperto  da lastre di amianto in evidente stato di abbandono. Proseguono le attività di controllo e gli interventi della Polizia Municipale nel territorio Stella San Leggi tutto »

Dona il 5 x 1000 ad APIN ONLUS

Firmare per il 5 per mille all’APIN ONLUS non ti costa nulla perché non è una tassa in più ma una quota di imposte cui lo Stato rinuncia per destinarla alle organizzazioni Leggi tutto »

Gaeta, un mare di amianto:Amianto a Gaeta: aspetti tecnici, medici e risarcitori in Italia e negli USA.

Il problema dell’amianto è purtroppo presente in città, e ha inoltre toccato numerosi marittimi gaetani. “Amianto a Gaeta: aspetti tecnici, medici e risarcitori in Italia e negli USA” è il titolo del Leggi tutto »

RASSEGNA STAMPA

Sentenza post mortem per esposti all’amianto

Sentenza post mortem per esposti all’amianto

di Giuseppe Armenise

Vite rovinate da una malattia professionale con tasso di invalidità il cui riconoscimento, però, arriva dopo anni e solo per via giudiziaria, in alcuni casi addirittura dopo la morte del lavoratore. Accade in Italia, accade per colpa dell’amianto. Al momento si registrano sei i casi, verosimilmente solo i primi sei di una lunga serie, tutti sciolti dal giudice del lavoro dei tribunale di Bari, Daniele Colucci, che ha condannato l’Inail a riconoscere in alcuni casi, a rivedere al rialzo in altri, la rendita per malattie da lavoro ad altrettanti marittimi (cinque di Monopoli e uno di Mola) imbarcati per anni su navi mercantili o su petroliere. Amianto a piene mani soprattutto nei vani caldaia e motore. Amianto in corde, prevalentemente, attorcigliate intorno alle condutture bollenti per svolgere la loro funzione di impareggiabili isolanti.

Le sentenze baresi sono state emanate a beneficio rispettivamente di due ex marittimi che, dopo aver invano tentato di farsi riconoscere i diritti delle leggi sull’esposizione all’amianto, si sono ammalati di asbestosi, di altri due che invece hanno contratto tumori polmonari con annesse placche pleuriche (chiaro sintomo quando si tratta di patologie provocate dalle sottilissime fibre di amianto) e infine dei due più sfortunati, che hanno contratto egualmente patologie cancerogene a livello polmonare e a causa di queste sono morti. In quest’ultima caso, le rendite dovute sono state riconosciute alle consorti.

Le sentenze sono importanti non soltanto perché coronano la battaglia di persone che si sono dovute scontrare anche per decenni contro il muro eretto da quelle istituzioni intenzionate a disconoscere il loro diritto a vedersi risarciti, ma anche perché segnano l’avvento di una nuova, tristissima stagione. Per molti, soprattutto nel settore marinaro, la vicinanza con l’amianto è stata una sorta di tabù. Non se ne poteva parlare e quando se ne parlava si veniva tacciati di dire il falso. Ancora recentemente, nonostante l’amianto sia stato messo al bando anche in Italia nel 1992, continuavano a solcare i mari motovedette o altre navi militari, retaggio del piano Marshall quando, nel secondo dopoguerra, gli scafi intrisi di materiale pericoloso per la salute ci furono donati dagli statunitensi ed entrano a far parte della nostra flotta.

I lavoratori esposti sulle navi sono stati trattati, per certi versi, come malati di serie B. Gli armatori non sono mai stati tenuti, come invece gli imprenditori di altri settori, a versare all’Inail il premio per l’esposizione dei lavoratori a materiali contenenti amianto. Il risultato è che, per gli organismi previdenziali e per gli enti assicurativi contro gli infortuni sul lavoro, di fatto i lavoratori imbarcati hanno cominciato ad esistere solo dopo decenni dal momento in cui hanno preso coscienza dei rischi che correvano. Che fossero lavoratori a rischio ci si è accorti solo quando si sono ammalati e ammalati in maniera grave e comunque solo grazie all’intervento di un giudice. Nessuno ha potuto ottenere, in via cautelativa, di essere destinato ad altra mansione, così come accaduto per altre categorie professionali, lontana dalla fonte di contaminazione.

A rappresentare i lavoratori e le loro famiglie, l’avvocato Pierpaolo Petruzzelli, riferimento in Italia per una serie di procedimenti risarcitori avviati (e vinti) da altri marinai imbarcati proprio su quelle navi «donate» dagli Usa all’Italia dopo la seconda guerra mondiale. Petruzzelli è referente in Italia dell’Asbestos personal injury network che il 16 novembre, a Napoli, terrà un incontro sugli aspetti medico-legali nel rapporto tra giustizia e salute in caso di malattie provocate dall’esposizione all’amianto.

Fonte:
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=567686&IDCategoria=1

Cassazione, Fibronit: “Uccisi dall’amianto”

Cassazione, Fibronit: “Uccisi dall’amianto”

Convalidata la condanna per omicidio colposo nei confronti dell’ex ad. Per i giudici è provata scientificamente la correlazione tra il mesotelioma pleurico e le polveri respirate da operai e cittadini

Cassazione, Fibronit: "Uccisi dall'amianto"

Sono state “le polveri di amianto” respirate nel tempo ad uccidere i tre operai della ex Fibronit e i residenti nelle prossimità dello stabilimento di Bari che ha chiuso i battenti nel 1985. Lo ha stabilito la Quarta sezione penale della Cassazione, nel convalidare una condanna a 5 mesi e 15 giorni di reclusione per omicidio colposo nei confronti di D.S., ex amministratore delegato e legale rappresentante della Fibronit di Bari dall’aprile 1969 all’agosto 1981, ritenuto responsabile della morte per “mesotelioma pleurico” di un ex operaio morto nel 2006 (per gli altri due era già intervenuta la prescrizione). Decesso per “mesotelioma pleurico” anche per una signora residente nelle vicinanze dello stabilimento.

In particolare, la Suprema Corte, bocciando il ricorso dell’ex ad, ha evidenziato che “i giudici di merito sono pervenuti alla decisione dopo un attento esame delle teorie scientifiche generali elaborate”. Dunque, “lungi dall’essere opinioni personali o consocenze del giudice, sono fruttto del sapere scientifico”. Ancora la Suprema Corte osserva come “il giudice di merito ha rilevato come gli esperti, intervenuti nel confronto scientifico che ha caratterizzatop il dibattito processuale, abbiano collegato alla esposizione ad amianto e quindi all’inalazione delle relative fibre, l’insorgenza dell’asbestosi e abbiano evidenziato come, ad ogni ulteriore inalazione, abbia fatto seguito un aggravarsi della malattia ritenuta firmata dall’amianto”.

Una malattia che, secondo gli ‘ermellini’, è stata “determinata dalla mancata attuazione degli interventi necessari ad evitare la diffusione all’interno dello stabilimento e nell’ambiente esterno circostante, delle polveri e fibre di amianto”. Lo stesso ragionamento, aggiunge ancora piazza Cavour, vale per “il decesso del residente presso lo stabilimento morto per la patologia tumorale che ha portato alla morte dei tre lavoratori”. Del resto, fa notare ancora la Cassazione, la scienza medica ha dimostrato che “la neoplasia è caratterizzata da una latenza temporale molto elevata (20-40 anni) e da un decorso breve (1-2 anni)”.

(05 dicembre 2012)

 

Fonte:

http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/12/05/news/cassazione_fibronit-48139046/

 

Sentenza post mortem per esposti all’amianto

Vite rovinate da una malattia professionale con tasso di invalidità il cui riconoscimento, però, arriva dopo anni e solo per via giudiziaria, in alcuni casi addirittura dopo la morte del lavoratore. Accade in Italia, accade per colpa dell’amianto. Al momento si registrano sei i casi, verosimilmente solo i primi sei di una lunga serie, tutti sciolti dal giudice del lavoro dei tribunale di Bari, Daniele Colucci, che ha condannato l’Inail a riconoscere in alcuni casi, a rivedere al rialzo in altri, la rendita per malattie da lavoro ad altrettanti marittimi (cinque di Monopoli e uno di Mola) imbarcati per anni su navi mercantili o su petroliere. Amianto a piene mani soprattutto nei vani caldaia e motore. Amianto in corde, prevalentemente, attorcigliate intorno alle condutture bollenti per svolgere la loro funzione di impareggiabili isolanti.

Le sentenze baresi sono state emanate a beneficio rispettivamente di due ex marittimi che, dopo aver invano tentato di farsi riconoscere i diritti delle leggi sull’esposizione all’amianto, si sono ammalati di asbestosi, di altri due che invece hanno contratto tumori polmonari con annesse placche pleuriche (chiaro sintomo quando si tratta di patologie provocate dalle sottilissime fibre di amianto) e infine dei due più sfortunati, che hanno contratto egualmente patologie cancerogene a livello polmonare e a causa di queste sono morti. In quest’ultima caso, le rendite dovute sono state riconosciute alle consorti.

Le sentenze sono importanti non soltanto perché coronano la battaglia di persone che si sono dovute scontrare anche per decenni contro il muro eretto da quelle istituzioni intenzionate a disconoscere il loro diritto a vedersi risarciti, ma anche perché segnano l’avvento di una nuova, tristissima stagione. Per molti, soprattutto nel settore marinaro, la vicinanza con l’amianto è stata una sorta di tabù. Non se ne poteva parlare e quando se ne parlava si veniva tacciati di dire il falso. Ancora recentemente, nonostante l’amianto sia stato messo al bando anche in Italia nel 1992, continuavano a solcare i mari motovedette o altre navi militari, retaggio del piano Marshall quando, nel secondo dopoguerra, gli scafi intrisi di materiale pericoloso per la salute ci furono donati dagli statunitensi ed entrano a far parte della nostra flotta.

I lavoratori esposti sulle navi sono stati trattati, per certi versi, come malati di serie B. Gli armatori non sono mai stati tenuti, come invece gli imprenditori di altri settori, a versare all’Inail il premio per l’esposizione dei lavoratori a materiali contenenti amianto. Il risultato è che, per gli organismi previdenziali e per gli enti assicurativi contro gli infortuni sul lavoro, di fatto i lavoratori imbarcati hanno cominciato ad esistere solo dopo decenni dal momento in cui hanno preso coscienza dei rischi che correvano. Che fossero lavoratori a rischio ci si è accorti solo quando si sono ammalati e ammalati in maniera grave e comunque solo grazie all’intervento di un giudice. Nessuno ha potuto ottenere, in via cautelativa, di essere destinato ad altra mansione, così come accaduto per altre categorie professionali, lontana dalla fonte di contaminazione.

A rappresentare i lavoratori e le loro famiglie, l’avvocato Pierpaolo Petruzzelli, riferimento in Italia per una serie di procedimenti risarcitori avviati (e vinti) da altri marinai imbarcati proprio su quelle navi «donate» dagli Usa all’Italia dopo la seconda guerra mondiale. Petruzzelli è referente in Italia dell’Asbestos personal injury network che il 16 novembre, a Napoli, terrà un incontro sugli aspetti medico-legali nel rapporto tra giustizia e salute in caso di malattie provocate dall’esposizione all’amianto.

Fonte: Giuseppe Armenise  (La Gazzetta del Mezzogiorno)

Navi di amianto. Solo dagli USA aiuti ai marinai.

IL CASO.
Navi di amianto. Solo dagli USA aiuti ai marinai.

Gli armatori degli States risarcisicono malati e famiglie vittime a Procida.

Arrivano i primi risarcimenti per i marittimi vittime dell’asbesto che hanno navigato su navi mercantili americane
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